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Il presidente del Senato Renato Schifani (nanopress.it)

”Ce la sto mettendo tutta e ce la facciamo, altrimenti Grillo dal 30 va all’80%”. Così il il presidente del Senato, Renato Schifani, intervistato da Fiorello a margine di una visita all’associazione Andrea Tudisco che ospita bambini oncologici e le loro famiglie, a proposito della riforma delle legge elettorale e della prospettiva ormai tutt’altro che utopistica del Movimento 5 stelle come primo partito alle prossime elezioni.

Non è qui messo in questione il passato un po’ torbido dell’ex avvocato amministrativista palermitano. Anche perché è giusto riconoscere che l’accusa di concorso in associazione mafiosa mossa dalla Procura di Palermo nei confronti di Schifani è ormai prossima all’archiviazione.

La campanella dell’allarme democratico suona per l’affermazione aberrante non tanto in chiave anti-grillina ma dal punto di vista meramente istituzionale e, viene da dire, civile. La seconda carica dello Stato (quella che secondo l’articolo 86 comma 1 della Costituzione dovrebbe esercitare le funzioni del presidente della Repubblica qualora quest’ultimo non fosse in grado di adempierle) che confessa candidamente e sorridendo di impegnarsi fino allo stremo delle forze per far approvare una legge elettorale volta sostanzialmente ad impedire l’affermazione di una forza- movimento o partito poco cambia- egemone in parlamento. Per inciso, anche il Presidente Napolitano in passato si è distinto per le sue poco istituzionali considerazioni sui risultati elettorali del Movimento 5 stelle. Alle amministrative dello scorso Maggio Napolitano commentò così l’exploit del movimento che arrivò addirittura a conquistare Parma col candidato sindaco Pizzarotti: qui il link al video della dichiarazione.

Il porcellum è una legge elettorale ignobile che va assolutamente cambiata. I partiti attualmente presenti in parlamento hanno avuto ormai quasi cinque anni per metterci mano, ma la questione non sembrava mai così urgente. Adesso che è altamente probabile che il Pd o, in caso di ulteriori impennate, il M5s diventino il primo partito con relativo premio di maggioranza sono iniziate le giravolte di commissioni ed aule per approvare a tempo di record una legge che sostanzialmente servirebbe per non far vincere nessuno.

Il Pd stesso deve ancora attendere l’esito delle primarie. Microcosmo che clamorosamente riproduce nel suo ‘piccolo’ relativo la dinamica che si osserva a livello nazionale: i bizantinismi di regolamenti per iscrizione al voto e modalità di votazione sono segno di paura e incertezza. Azione maldestra e alquanto scorretta della nomenklatura storica che vuole impedire con ogni mezzo l’ascesa di Renzi, figura che darebbe al partito una svolta impensabile e come osservato qui poco tempo fa ancora indecifrabile.

Il quadro è quello di una classe politica moribonda che cerca di prolungare quel coma farmacologico chiamato governo tecnico, magari anche dopo le prossime elezioni, con i soliti virtuosismi nel salto dello steccato e del cambio casacca che gli ultimi mesi di legislatura consegnano agli annali. Monti, nella duplice veste di infermiere e medico di reparto, dovrebbe così proseguire la sua opera di risanamento economico e finanziario del paese avendo come controparte legislativa proprio buona parte della classe dirigente che ha fatto ‘sì che lui stesso fosse chiamato al governo ormai un anno fa.

Non è questione di tifare Grillo o Renzi, che hanno tanti lati oscuri quanto quelli luminosi, e nemmeno di volerli usare come bombe atomiche anti-casta come ha proposto Flores d’Arcais. Il punto è tanto semplice quanto maledettamente complesso: garantire a livello formale e sostanziale il regolare esercizio democratico della sovranità popolare. Che, stando sempre alla legge fondamentale dello Stato ma anche alla semplice semantica, dovrebbe appartenere al popolo.

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