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Due omicidi in meno di 24 ore e a Milano, come ciclicamente accade, riesplode la polemica sulla sicurezza sotto la Madonnina. Mercoledì 21 novembre l’assicuratore Diego Preda, 69 anni, è stato freddato con un colpo di pistola alla nuca verso le 19.30 in via Alberto Mario, in zona Fiera vecchia. Una vera e propria esecuzione che ha avuto luogo in un quartiere tutt’altro che periferico e ad un orario in cui molte persone circolano ancora per strada. Uomo dalla vita in apparenza perfetta, “da mulino bianco” come è stato immediatamente detto, Preda è stato seguito e freddato alle spalle mentre, uscito dall’ufficio, stava andando a recuperare la propria auto in un garage vicino. Nella stessa giornata di Mercoledì gli agenti di polizia avevano in precedenza ritrovato in un appartamento in Piazzale Lagosta, quartiere Isola,il cadavere di una donna. Nuda, incaprettata e con la testa in un sacchetto di plastica. L’appartamento è intestato a un pregiudicato 46enne, noto per la sua tossicodipendenza e per ripetuti tentativi di furti e rapine proprio nello stesso quartiere. La causa della perquisizione effettuata quel giorno dagli agenti della mobile è stata proprio l’arresto dell’uomo per una presunta rapina (250 euro il bottino) a un supermercatino della zona, il “Simply Market” di via Porro Lambertenghi.

Riccardo De Corato, attuale vice-presidente del consiglio comunale e soprattutto, ai tempi della giunta Moratti, vice Sindaco con delega alla sicurezza, rapporti con il consiglio comunale e attuazione del programma, è tornato a battere su un tema a lui caro: quello della necessità di avere l’esercito nelle strade. Dopo il duplice omicidio avvenuto in Porta Romana lo scorso 12 settembre all’ora dell’apertivo questo nuovo episodio ha spinto De Corato ad affermare che:La sparatoria di Via Mosè Bianchi testimonia che Milano paga lo scotto di non avere per strada centinaia di uomini e donne in divisa tolte da Pisapia nel luglio del 2011,con una sconcertante decisione. Ecco perché stiamo raccogliendo firme per levie di Milano per riportare militari e forze dell’ordine nelle strade di Milano

Fatte salve le legittime preoccupazioni del cittadino comune, solleticate da una certa tendenza dei media nazionali e specialmente locali a drammatizzare ed esasperare episodi di criminalità particolarmente macabri e violenti (qui informazioni e dati più dettagliati), è bene chiedersi se davvero a Milano, negli ultimi anni, esista un serio problema di sicurezza.

Per fare questo basterebbe prendere in esame il numero degli omicidi. Purtroppo è questo un dato difficilmente reperibili da canali e fonti istituzionali: la relazione della questura di fine anno sarebbe il documento perfetto per avere un dato certo e indiscutibile, ma il documento non risulta rintracciabile on-line sul sito. Navigando nei sorprendenti meandri della rete si scopre così come il blogging risulti essere una risorsa straordinariamente fertile. Per una mappatura del crimine meneghino ottimo e curatissimo il blog Ilgirodellanera. Consultando anche il blog (purtroppo non più aggiornato dal 2011) Delittiimperfetti si riesce a ricostruire una casistica veramente dettagliata e aprrofondita dei delitti su scala nazionale. Guardando nella sezione Lombardia, si può così fare un rapido calcolo sul numero degli omicidi perpetrati a Milano città negli ultimi anni: 15 nel 2011, 17 nel 2010, 20 nel 2009, 17 nel 2008 e 22 nel 2007. In attesa dei dati di fine anno del 2012 (che sembra rispettare più o meno i trend degli ultimi anni), si può fare un rapido calcolo del cosiddetto “tasso degli omicidi”, calcolato sulla base del numero degli omicidi ogni 100.000 abitanti. Prendendo il 2007, anno col maggior numero di omicidi (22), il tasso di Milano è 1,63. Qui di seguito un link con la lista delle 50 città più pericolose al mondo secondo il criterio del tasso di omicidi. L’indice di Milano è quasi venti volte inferiore a quello della cinquantesima città in classifica: Johannesburg, città sudafricana che ha un tasso di omicidi di 30,50.

Spesso la brutalità e i macabri contorni di alcuni delitti, amplificati a livello mass-mediatico, fanno in modo che la discussione e l’analisi si spostino più sulle paure e sul terrore delle persone che su una analisi lucida e obiettiva di ogni singolo caso. Diventando così strumento di lotta e propaganda politica (come fa per esempio De Corato) o argomento principe di discussione da bar per diversi giorni, fino ad un nuovo omicidio.

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