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MIchael Slaby (lasestina.unimi.it)

Michael Slaby (lasestina.unimi.it)

La visita di Michael Slaby in Italia offre uno straordinario affresco della condizione della strategia e della comunicazione politica italiana. Uno dei digital guru della campagna “Obama for America 2012” è atterrato Lunedì 3 dicembre a Milano proveniendo da Chicago, sede del quartier generale obamiano, e ha presenziato a una serie di incontri divisi tra il capoluogo lombardo, Roma e Bologna tra Lunedì 3 e Venerdì 7.

A Milano ha partecipato Lunedì pomeriggio a un convegno in Statale dopo essere stato intervistato da Beppe Severgnini per CorriereTV. Martedì mattina è stato ospite degli studenti della scuola di giornalismo Walter Tobagi di Milano a “Meet Slaby“, una intervista collettiva a cura trasmessa in streaming su lasestina.unimi.it.

Slaby e i due conduttori di "Meet Slaby", Susanna Combusti e Federico Thoman (foto di Luigi Brindisi)

Slaby e i due conduttori di “Meet Slaby”, Susanna Combusti e Federico Thoman (foto di Luigi Brindisi)

Al termine dell’incontro Slaby e il suo staff si sono intrattenuti a scambiare due parole con alcuni studenti della scuola. Dopo qualche domanda di circostanza, qualcuno tra i ragazzi ha fatto bingo: «hai già incontrato qualche politico italiano?». Slaby non ha direttamente risposto alla domanda, ma parlando col suo staff è emerso come abbia incontrato «in a private meeting» Gianroberto Casaleggio, il guru tecnologico che sta dietro a Grillo e Movimento 5 stelle. C’è un’altra frase che ha colpito: «Slaby era disponibile a incontrare chiunque del mondo politico italiano, e l’unico che fino ad ora si è fatto avanti è stato Casaleggio».

L’unico quotidiano ad avere fiutato la portata della notizia è stato LaStampa. In un bel pezzo uscito Giovedì a p. 13 sul quotidiano torinese Francesca Paci e Jacopo Iacoboni sono abilmente riusciti a ricostruire l’incontro Slaby-Casaleggio. Pare che il media strategist italiano abbia insolitamente parlato molto, illustrando da una parte le proprie idee e convinzioni internautiche e dall’altra dimostrandosi particolarmente interessato a molte delle implementazioni della campagna di Obama che Slaby e gli altri geniacci dello staff hanno messo in pista, Big Data in testa.

Le riflessioni da fare alla luce di questi eventi sarebbero molte. La prima e più rilevante è quella di sottolineare come la classe politica italiana, M5S escluso, abbia di fatto snobbato la figura di Slaby come straordinario esperto di tecnologia. Slaby è stato visto soprattuto come illustre carneade da incontrare e ascoltare istituzionalmente a un convegno Mercoledì pomeriggio a Montecitorio in cui però protagonisti indiscussi sono stati sempre e comunque politici e comunicatori italiani, con le loro idee e le loro visioni. Il tutto in un periodo in cui si è nel pieno della campagna elettorale per elezioni regionali in Lombardia, Lazio e per le prossime politiche, che nel bene e nel male segneranno una nuova fase politica della storia del paese. Stupisce che nessun emissario dei maggiori partiti abbia quantomeno presenziato al convegno milanese e che non abbia nemmeno provato a contattare Slaby, che ha ribadito a più riprese la propria apertura. Parlando personalmente con un funzionario del Consolato americano di Milano al termine di “Meet Slaby“, ho addirittura appreso che per ragioni di equilibrio politico il convegno di Milano non è stato trasmesso in streaming. Per non bruciare gli impegni di Roma, mi è stato fatto intendere tra le righe. Questa è l’Italia nel 2012: i nuovi poderosi mezzi di comunicazione avanzano a grandi falcate ma le care vecchie abitudini campanilistiche sono dure a morire. “Provincialismo e social-media“, questo sarebbe un bellissimo argomento per un convegno di politici, comunicatori e giornalisti italiani.

La sensazione forte è che Slaby sia stato considerato sì un esperto, ma di fatto una sorta di ambasciatore di Obama, una figura prettamente istituzionale e legata mani e piedi all’amministrazione della Casa Bianca. Gianni Riotta, relatore al convegno e grande conoscitore del mondo web e della rivoluzione che i social-media significano per la realtà politica, ha rivolto con fare simpatico una domanda al giovane spin-doctor americano a proposito del suo presunto icontro con Casaleggio. Slaby ha risposto confermando l’incontro e, col sorriso ma in modo fermo, ha aggiunto: «I’m here as a citizen», sono qui come cittadino e sono disposto a incontrare chiunque abbia domande e qualcosa da condividere.

Più seriamente, in un tweet lo stesso Riotta ha laconicamente osservato il giorno seguente:

il tweet di Giovedì 6 dicembre di @Riotta

il tweet di Giovedì 6 dicembre di @Riotta

L’Italia politica e comunicativa attuale sembra essere la protagonista della canzone di Carly Rae Jepsen “Call me maybe“, hit di questo 2012, che nel ritornello canta:

“Hey, I just met you,
and this is crazy,
but here’s my number,
so call me, maybe?”.

Sostituite Slaby a maybe e non perdete nulla: la rima è salva e con essa il messaggio trasmesso. In questa tragicomica prosopopea la politica italiana sostanzialmente dice: «è Slaby che semmai deve chiamarci e venire da noi a fare un convegno. Noi stiamo benissimo così». Tra sparate, smentite e un’autoreferenzialità che nell’epoca della rete globale e dei personal media diventa di giorno in giorno sempre più stonata e fuori luogo (anche nell’utilizzo dei social-media: Formigoni e lo stesso Boccia, uno dei relatori del convegno alla Camera, sono campioni nell’utilizzo scriteriato e politicamente autodistruttivo di Twitter) la classe politica italiana si avvicina alle elezioni nel più totale smarrimento rispetto a forme e contenuti di comunicazione.

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