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Beppe Grillo in una delle sue accese orazioni (newnotizie.it)

Beppe Grillo in una delle sue accese orazioni (newnotizie.it)

Si avvicinano le elezioni e le formazioni politiche iniziano a mostrare il loro vero volto. Il Movimento 5 stelle ha conosciuto nelle giornate di Martedì 11 e Mercoledì 12 dicembre dei momenti che, comunque andrà in futuro, resteranno nella storia della formazione politica partorita da Beppe Grillo e dalle strategie comunicative di Casaleggio. Ieri il video dedicato dal comico-blogger più famoso d’Italia all’ esito delle “parlamentarie” appena promosse dal movimento per selezionare i candidati alle elezioni politiche nazionali del 2013. I toni sono epici, a tratti bellicosi, ma la verve e la grinta che solitamente contraddisinguono il Savonarola genovese lasciano spesso spazio all’astio e alla tensione. Domina l’idea della contrapposizione tra gli “eletti” (in senso mistico, non politico) appartenenti al movimento pentastelluto e il resto del mondo politico/mediatico/economico che complotta contro la neonata forza politica perché ne ravvisa la potenziale forza distruttrice. Oggi, invece, un piccolo post sul blog e un tweet che sanciscono di fatto l’epurazione di Giovanni Favia e Federica Salsi:

Il tweet

Il tweet

Il minipost

Il minipost

Si può discutere all’infinito sull’opportunità o meno di questo provvedimento. A leggere la stragrande maggioranza dei commenti sul blog di Grillo l’azione di espulsione nei confronti di Favia e Salsi è ritenuta cosa buona e giusta: “basta con queste liti da pollaio” è stato uno dei commenti più apprezzati. C’è chi invece non ha perso l’occasione per attaccare Grillo e il movimento per la loro mancanza di democrazia interna. Probabilmente tutti e due i punti di vista hanno la loro ragion d’essere: chi è dentro alla forza politica grillina condivide ciecamente le mosse di Grillo; chi è fuori da essa guarda con sospetto e spesso con malcelata diffidenza le sue dinamiche interne. Occorre chiedersi, una volta per tutte: il M5s è un movimento o un partito? Allo stato attuale delle cose la risposta non può che essere: un partito. La tanto celebrata democrazia dal basso, che in tante sue manifestazioni ha accompagnato la vita del “movimento”, è stata per un giorno spazzata via e colui che era solo un sedicente megafono, al massimo un garante, è diventato di colpo censore. L’avvicinarsi del momento cruciale delle elezioni ha portato Grillo ad agire da leader politico consumato: limitare le voci dissidenti, cercare di compattare le fila e presentare come un blocco compatto e granitico quella che dovrebbe essere la rivoluzione politica italiana del XXI secolo, la massa di persone dal basso che spodesta le élite partitiche accusate di essere la causa di tutti i mali del paese.

Nonostante tutto solo pochi osservatori hanno sollevato la questione di sostanza e non solo di forma riguardo al Movimento 5 stelle. Invece di guardare solamente il dito (rappresentato dalle strutture e dalle forme di democrazia interna) è il caso di guardare alla luna: a poco più di due mesi dal voto il programma elettorale del Movimento 5 stelle è difatti ancora un insieme di proposte raggruppate sotto alcuni grandi aree (Stato e cittadini, energia, informazione, economia, trasporti, salute, istruzione) che trattano i temi più disparati con apprezzabile sforzo ma, a tratti, con disarmante disinvoltura. Per non citare idee non presenti nel programma che costituiscono i punti oscuri e francamente inspiegabili del progetto grillino: la strenua opposizione allo ius soli e la volontà di uscire dall’Eurozona. Dire, come fanno molti, che alla fine il M5s starà solo all’opposizione e che dunque il suo ruolo sarà più di “protesta” che di “proposta” è una sottovalutazione snobistica di una forza politica che, stando agli ultimi sondaggi, sarebbe la seconda del paese.

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