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Luca Cordero di Montezemolo parla a un incontro di Italia Futura

Luca Cordero di Montezemolo (italiafutura.it)

Venerdì 28 dicembre, a Roma, la creatura politica montiana ha visto (ufficiosamente) la luce. Finalmente. Dopo indiscrezioni e smentite, orli e ricami di commentatori e politici di ogni risma, account twitter fake e profili ufficiali inaugurati con cinguettii “a web sereno” si è tenuto il primo grande incontro delle diverse componenti che confluiranno nella nuova formazione politica. Quella che dovrebbe essere il traghetto dei moderati per la traversata verso la terza Repubblica. Una nave guidata dal nocchiero Monti che invece di scendere in campo, sale. Se l’imbarcazione sarà una zattera sotto al 10% o un aliscafo da più del 20 % lo sapremo solamente il 25 Febbraio.

I retroscena sull’incontro hanno un che di affascinante. In un ottimo pezzo lettera 43 ricostruisce la riunione romana. Pare si sia tenuta nella residenza di un alto prelato del Vaticano. Un fatto del genere non accadeva nemmeno negli anni precedenti ai patti Lateranensi (1929), quando emissari di Mussolini si incontravano con poporati vaticani nelle case di banchieri senatori del regno. Questa volta è un ex advisor di una delle più grandi e discusse banche d’affari americane, un novello “uomo della provvidenza” per il mondo politico italiano, a varcare la soglia di una dimora cardinalizia. Presenti tutte le costole della futura impalcatura centrista: oltre, ovviamente, a Monti c’era l’Udc (Casini), Fli (Della Vedova e Lanzillotta), due ministri del precedente governo tecnico (Passera e Riccardi) e alcuni membri di Italia Futura, il movimento fondato da Luca Cordero di Montezemolo che sarà il trampolino di lancio per Monti e la sua agenda. Eppure un assente eccellente c’era, ed era proprio Montezemolo. A più di 7000 km da Roma, il leader di Italia Futura non ha potuto rinunciare all’isitituzionalissimo impegno della settimana invernale alle Maldive a cavallo tra Natale e Capodanno, un vero must nel “paese reale” e per la società civile che spinge con forza per entrare davvero nei palazzi del potere.

Ognuno è libero di organizzare il proprio tempo come meglio crede, specie e a maggior ragione se con i suoi soldi personali e non con rimborsi del partito. Sbaglia perciò chi intepreta la vacanza montezemoliana solamente in chiave classista. Il punto connesso all’assenza di Montezemolo è soprattutto un altro. Andiamo a riprendere alcune parole pronunciate in occasione dell’ufficializzazione del manifesto Verso la terza Repubblica, il battesimo ufficiale di Italia Futura come soggetto politico attivo avvenuto lo scorso 17 novembre 2012 dopo una melina di un anno e mezzo. Di seguito alcuni estratti:

Siamo qui perché vogliamo che il paese reale, i cittadini e le migliaia di eccellenze che costituiscono il nerbo della nostra nazione abbandonino le tribune e riportino l’Italia a giocare in attacco, e a vincere


Questo movimento civico, il nostro movimento, il vostro movimento, deve porsi l’obiettivo di essere centrale rispetto ai problemi del paese, e non cercare definizioni sulla base di categorie ideologiche che non esistono più.

Per finire, un inno alla gioia del pragmatismo e dell’umilità:

Oggi iniziamo a costruire un movimento civico, liberale, popolare e riformista che sposti il baricentro della vita pubblica italiana dai populismi distruttivi e dalle false promesse, alla forza e alla ragionevolezza di chi vuole cambiare, radicalmente e profondamente il paese, sapendo però, per averlo direttamente sperimentato in tanti ambiti diversi, quanto pragmatismo e umiltà ci vuole per vincere la sfida del cambiamento. Solo così potremo voltare pagina e posare le fondamenta della Terza Repubblica.

Se una notte d’inverno un moderato – perdoni Calvino il riferimento blasfemo – si chiedesse se sia un fulgido esempio di pragmatica umiltà e sobria abnegazione starsene una settimana in un resort lussuosissimo alla Maldive in un periodo -come sottolineato dallo stesso Luca Cordero – cruciale per la storia del paese («le elezioni più importanti dopo quelle del 1948»), nemmeno il sempre brillante ed elegante ex presidente di Confindustria saprebbe rispondere agilmente col consueto charme. Passi che abitualmente la politica italiana spegne tradizionalmente l’interruttore gli ultimi dieci giorni di dicembre e la prima settimana di gennaio, però quest’anno le carte in tavola sono talmente imprevedibili e soprattutto il gioco è ormai del tutto rivoluzionato da indurre ad organizzare riunioni semi-ufficiali il 28 dicembre a casa di un alto prelato vaticano. Montezemolo avrà certamente delegato persone di assoluta fiducia e competenza, ma quello che proprio un valido manager come lui dovrebbe sapere è che in certi casi il potere contrattuale dato dalla propria presenza fisica avrebbe avuto un peso forse decisivo. Tradotto nella nuova avventura politica plasmata sull’agenda Monti: il braccio di ferro tra Casini e il professore su liste uniche o scorporate alla Camera, tra velleitarie e millantate volontà maggioritarie quando in realtà il sogno del piccolo partito è il proporzionalismo puro, ha visto prevalere nettamente il leader Udc, che dall’alto del suo (a esagerare) possibile 5% avrà con Fli (2% a essere ottimisti) un peso mostruosamente decisivo nella stesura delle liste dei candidati. Il rischio sensibile è la solita, italica operazione di riciclo, della palingenesi della casta che assume le forme mai superate del cambio di casacca, del salto dello steccato e del rinnegare il proprio passato come errore e colpa da espiare in un nuovo, entusiasmante progetto “per il bene del paese”. Teso, a parole, a spazzare via per la porta le macerie dell’epoca precedente che, guarda un po’, rientrano però nei fatti dalla finestra presentando il conto. Fu così nel 1948, è stato così nel 1994 e sarà così anche questa volta, nel 2013. Questa prassi nei prossimi quindici giorni si intensificherà clamorosamente e finirà, gattopardescamente, per far ‘sì che la terza Repubblica sia in realtà una riedizione della prima in chiave terzo millennio. Colpendo a morte lo stesso progetto Monti, una Dc 2.0 con tutti i difetti e pochi, pochissimi pregi del vecchio scudo crociato. Una nave che imbarcherebbe in realtà ancora grandi parti della vecchia partitocrazia, come argutamente paventato da Michele Fusco di Linkiesta.

E pensare che lo stesso Montezemolo, nel pluricitato discorso del 17 novembre, così si esprimeva:

Già vediamo il riformarsi di alleanze che contengono tutto e il contrario di tutto ma che soprattutto avranno l’effetto di ridare peso e potere di condizionamento alle componenti più ideologiche e populistiche.
L’abbiamo già sperimentato in questi vent’anni. I danni sono stati gravi, ma nel contesto della crisi economica odierna, sarebbero irreparabili.

Se Montezemolo pensa che “le componenti più ideologiche e populistiche” siano Berlusconi da un lato e un Pd a trazione fassinian-vendoliana dall’altro (fatto tutto da verificare in base al responso delle urne) si sbaglia di grosso. Anche il mantra dell’andare contro le ideologie e il populismo è, a conti fatti, un’ideologia. E rischia di assumere inquietanti e pericolosi tratti laddove dietro questa bandiera apparentemente bianca, trasparente, e immacolata si nascondano vecchi esemplari di questo camaleontico gioco di mimetizzazione. Buona terza Repubblica a tutti.

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