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Silvio Belrusconi e Michele Santoro prima della puntata di Servizio Pubblico del 10 gennaio 2013

Silvio Belrusconi e Michele Santoro prima dell’inizio della puntata di Servizio Pubblico del 10 gennaio 2013

Se sfidi il “Caimano” in acqua, è dura avere la meglio. Anche se sei Michele Santoro e hai accanto a te Marco Travaglio. Potrai anche polverizzare ogni tuo precedente record di ascolti. Rendere felice La7 per i picchi di share e le cospiscue entrate pubblicitarie. Assaporare per una sera il piacevole brivido di fare il padrone di casa avendo Berlusconi come illustre ospite. Colui che per un certo periodo fu il tuo editore e, successivamente, fu l’estensore dell’odioso e da te odiato “editto bulgaro” che ti costò qualche anno di defenestrazione dal piccolo schermo italico. Anni di lontananza dal tuo habitat naturale che devono esserti costati molto in termini di gratificazione narcisistica del tuo enorme ego camera-oriented e, perché no, anche del tuo portafoglio.

Potrai anche fare tutto questo, ma ex post l’effetto macroscopico più grande di quella che senza dubbio è stata una delle serate televisive più importanti della storia italiana è stato quello di aver contribuito in modo massiccio alla risalita del caimano. Che se solo un paio di mesi fa sembrava uno di quei vecchi coccodrilli morenti che giacciono arsi dal sole africano negli aridi letti dei fiumi in secca, oggi pare incredibilmente rinvigorito grazie alla eccezionale performance attorial-cabarettistica sfoggiata nello studio di Servizio Pubblico. Contenuti politici prossimi allo zero, ma forma comunicativa semplicemente perfetta: è la televisione, bellezza. Un giovane caimano di 76 anni pronto a tentare l’impossibile: far rimontare al Pdl quasi venti punti percentuali di svantaggio nei confronti della sedicente lepre Pd, stando ai vari sondaggi che circolano. Molto probabilmente non ce la farà, ma mai come questa volta la sconfitta varrebbe più di molte altre vittorie. Essere la seconda forza politica del paese, con tutti i vantaggi che questo comporterebbe a livello di commissioni, lottizzazioni e decisioni parlamentari varie. Prendere più voti della coalizione ispirata da quel Mario Monti il cui governo tecnico è stato appoggiato per più di un anno salvo poi, con un guizzo degno di un caimano saettante, sfiduciato di colpo e maledetto come la causa di ogni male del paese. Dopo la ritrovata alleanza con la Lega di Maroni (che fino a una settimana fa giurava sul Dio Po di non voler mai più allearsi con Berlusconi), la concreta possibiltà di conquistare in un sol colpo Palazzo Lombardia e i seggi al Senato della regione lombarda vale poi tantissimo.

Molti analisti e commentatori hanno già sviscerato il programma andato in onda su La7 giovedì 10 gennaio 2013. A distanza di due giorni è già troppo tardi per andare nel dettaglio della serata. Non basterebbero, forse, 10 post. Se netta è la stroncatura di Aldo Grasso, c’è chi cerca, come Termometro politico, di mantenere un livello obiettivo a chi invece, come Mauro Seminerio sul suo blog Phastidio.net, si scaglia sia contro la redazione del programma che contro Berlusconi. Al netto della partigianeria per uno o per l’altro, è interessante trarre qualche conclusione:

    • Santoro (con Travaglio) e Berlusconi sono due facce della stessa medaglia. La loro correlazione è profonda, quasi metafisica: da una parte il tiranno da detronizzare e dall’altra il giornalista diventato martire che osteggiando il tiranno ha avuto un sacco di guai professionali ma anche un riconoscimento sociale e ideologico aldilà di ogni giornalistica ragione. Se Berlusconi è il sole, Santoro e Travaglio sono due pianeti del suo sistema. Puoi far finta, tolemaicamente, che sia il sole a girarti intorno. Ma poi a mente più fredda ti convinci che Copernico non aveva tutti i torti, sebbene sia un fatto che inconsciamente non riesci ad accettare.
    • “Il mezzo è il messaggio”. Mai come guardando la puntata di Servizio Pubblico con Berlusconi si può dare ragione a McLuhan. Ogni medium va studiato in base ai criteri strutturali secondo cui organizza la comunicazione; è proprio la particolare struttura comunicativa di ogni medium che lo rende non neutrale, perché essa suscita negli utenti-spettatori determinati comportamenti e modi di pensare e porta alla formazione di una certa forma mentale. Ci sono, poi, alcuni media che secondo McLuhan assolvono soprattutto la funzione di rassicurare e uno di questi media è, non a caso, la televisione. Un mezzo di conferma che non dà quasi mai luogo a novità nell’ambito sociale o nell’ambito dei comportamenti personali. Berlusconi ha saputo semplicemente cavalcare con grande abilità un cavallo che conosce fin troppo bene, forse come nessuno. Non ha venduto sogni, ma nemmeno solide realtà. Un accozzaglia di dati, cifre e nozioni che hanno lo scopo di persuadere stordendo coloro che si lasciano incantare dal pifferaio magico, che quanto a contenuti politici e coerenza ha ben poco da offrire.
  • L’infotainment è l’anima non troppo oscura dei talk-show e di Servizio Pubblico in particolare. La ragione giornalistica di informare, sviscerare dati e opinioni e – soprattutto – controllare i fatti (il tanto decantato fact-checking) lascia il passo alla teatralità, al siparietto, al lazzo e alla battura richiamata a comando (“le scuole serali”), al gesto eclatante (lo spolvero della poltrona). Santoro e Berlusconi sono sembrati a tratti Totò e Peppino o Peppone e Don Camillo, maschere esasperate di un modello di personaggio che la storia, ma soprattutto il loro ego, hanno cucito loro addosso. Considerando il punto precedente (il mezzo televisivo), è stato quasi matematico che con questa impostazione a condurre le danze di fatto fosse Berlusconi. Abile a non innervosirsi e raramento contestato sul punto, figuraccia su Bundes e Deutsche Bank a parte.

In medio stat Silvio, insomma. Nel medio televisione il caimano sguazza troppo bene per poter essere anche solo addomesticato. Ed essendo la televisione ancora il principale mezzo di “informazione” degli italiani, nei sondaggi il Pdl – a meno di clamorosi sviluppi – non può far altro che salire.

Buona terza Repubblica a tutti.

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