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Silvio Berlusconi e Mario Monti

Silvio Berlusconi e Mario Monti (Lettera43.it)

Uno dei racconti più noti di Thomas Mann è “Mario e il mago“. Ambientato nell’Italia degli anni ’30 del Novecento in una località balneare tirrenica, presumibilmente versiliana, vede come protagonista un prestigiatore da strapazzo, il “mago Cipolla”. Egli vanta doti di ipnotizzatore e a ogni spettacolo incanta il pubblico, composto da bambini ma anche da adolescenti e adulti. Il mago Cipolla ipnotizza Mario, un cameriere del posto, e gli si presenta sotto le spoglie della ragazza amata dal giovane. Facendosi baciare. Mario, una volta destatosi dall’ipnosi, accecato dalla rabbia per l’umiliazione e, soprattutto, per la delusione e l’illusione amorosa uccide Cipolla. Già negli anni in cui Mann scrisse il racconto numerose furono le interpretazioni in chiave antifascista. Vedere nel mago Cipolla la figura di Benito Mussolini, il popolo italiano nel pubblico degli spettacoli e in Mario una sorta di personificazione della speranza di ribellione e sollevazione contro il regime fu un passo assai breve.

Ottant’anni dopo ci troviamo nuovamente ad avere il nostro mago e il nostro Mario. Anzi due. Facciamo tre. Il mago, ovviamente, non può che essere lui, Silvio Berlusconi. I suoi spettacoli vanno avanti da ormai venti anni, tra numeri illusionisti e ipnosi collettive. L’ultima performance è stata quella di domenica 3 febbraio. Il mago Silvio e i suoi spin-doctors hanno preparato uno show eccezionale, il cui numero finale è stato la promessa di restituire l’Imu agli italiani. Il Cipolla dei nostri giorni continua a stupire: dalla ri-ri-ridiscesa in campo ha praticamente raddoppiato (stando ai diversi sondaggi, per definizione discutibili e opinabili) i voti di un Pdl che dallo stato comatoso in cui versava si trova oggi ad avere buone possibilità di essere il secondo partito alle prossime elezioni, miracoli dell’ultim’ora a parte. Elezioni che sono tra soli venti giorni. I tre Mario sono anch’essi abbastanza scontati: il primo è Monti, il tecnico divenuto politico, il curatore (fallimentare?) dello Stato divenuto giocatore e il comunicatore sobrio e apatico rimasto comunicatore sobrio e apatico. Nonostante le consulenze di David Axelrod , il guru dello staff di Barack Obama alle ultime elezioni presidenziali americane che ha esortato l’ex professore bocconiano a tirare fuori le unghie e a graffiare in campagna elettorale. E pensare che lo stesso Monti nel novembre 2011 sembrava il salvatore della patria, l’uomo venuto dall’Europa, per l’Europa e con l’Europa che avrebbe dovuto rappresentare il salto in avanti del paese dopo altri tre anni bui dell’ennesima esperienza di governo del mago Silvio. La novella della politica italiana contemporanea sembrava così temporaneamente chiusa come magistralmente narrato da Thomas Mann nel suo racconto: Mario che uccide il mago. Dopo nemmeno un anno e mezzo siamo tornati invece punto e a capo, con la differenza di avere sul groppone un anno di politiche di austerità rampante – sbandierate sotto il vessillo dello spread e al grido di “ce lo chiede l’Europa” – che hanno impoverito ed esasperato le fasce più deboli della popolazione italiana producendo l’effetto miracoloso di rimettere il mago in scena. Colui che più di tutti aveva contribuito a creare la situazione insostenibile a livello di immagini e di indici fianziari del 2011. Purtroppo per noi l’Italia non è difatti quella idilliaca e piccolo-borghese dell’opera del famoso romanziere di Lubecca, e dopo poco più di un anno ci si trova di nuovo sulla scena il mago con i suoi trucchi abusati e scontati che, nonostante tutto, riescono ancora a far presa su un numero immane di persone.

Il secondo e il terzo Mario fanno due mestieri molto diversi. Il primo, Draghi, è il presidente della Bce e determina i destini monetari dell’Eurozona con le sue scelte su tassi di interesse, fondi salva stati e progetti di acquisto di titoli di Stato di paesi in difficoltà finanziaria. Il secondo, Balotelli, è il nuovo acquisto della squadra del mago Silvio, e con i suoi gol determinerà i destini sportivi del Milan, che come il suo proprietario sta vivendo un’annata di transizione tra mille dubbi e poche certezze rialendo la china dopo mesi di boccheggiamento. Addetti ai lavori e non hanno glorificato le doti del ragazzone bresciano non tanto sul piano tecnico quanto su quello percentuale sondaggistico: “Balotelli sposta almeno il 2% dei voti”, si sente e si legge da più parti senza capire con che criterio venga fornita una cifra così precisa su un fenomeno praticamente impossibile da circoscrivere a livello statistico in modo così dettagliato. Tant’è che qualcuno ha avanzato dei dubbi sulla bontà di tale tesi, o quantomeno sulla sua pretesa scientificità. Nessuno di questi due Mario “ucciderà” il mago Berlusconi, eppure avranno ambedue un grande potere. Draghi, dopo lo scandalo Mps, potrebbe decidere di cedere alle pressioni tedesche e lasciare il vertice dell’Eurotower di Francoforte, rientrando così in gioco in Italia giusto in tempo per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Chissà che con un futuro ticket Bersani-Monti, altra magia di Silvio Cipolla, Draghi non riesca a salire al Colle. Per restarci sette anni. Balotelli, invece, con le sue prodezze in campo manderà in visibilio le folle rossonere. Ma la sua prevedibile imprevedibilità caratteriale (poeticamente descritta dal mago Silvio con l’epiteto di “mela marcia” soltanto un paio di settimane prima dell’acquisto) potrebbe regalare sorprese anche aldifuori del rettangolo di gioco.

Sarebbe bello chiedere a Thomas Mann di finire il racconto. Forse anche lui, dopo la tragicomica ripetitività di queste scene, alzerebbe bandiera bianca implorando di dedicarsi ad altro. L’unica morale della favola, che in realtà più che favola sembra uno di quegli horror tanto brutti e sgangherati da far quasi ridere, è che il tempo passa, ma i maghi della politica in Italia hanno sempre un grande successo. Merito esclusivo loro o anche colpa della massa del popolo ipnotizzato, non solo vittima ma complice attivo? Ai prossimi scrutatori elettorali l’ardua sentenza.

Buona terza Repubblica a tutti

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