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Oscar Giannino, leader di "Fare per fermare il declino" (agi.it)

Oscar Giannino, leader di “Fare per fermare il declino” (agi.it)

Partiamo da un punto fermo: Giannino ha sbagliato. Millantare di possedere titoli accademici che non si hanno è non solo scorretto ma anche di pessimo gusto. Per rispetto di chi quei titoli li ha e, soprattutto, anche per chi quei titoli non li ha. Si potrebbe poi far notare come Giannino, liberale innamorato del mondo anglosassone e, spesso, feroce fustigatore delle italiche e mediterranee indolenze, sia incappato nel più classico degli scivoloni: quello del predicare bene e razzolare male.

Il caso è scoppiato perché Luigi Zingales, economista della University of Chicago Booth School of Business e tra i fondatori di “Fare per fermare il declino”, si è accorto delle credenziali false di Giannino: «Oscar – scrive Zingales – ha mentito in televisione sulle sue credenziali accademiche, dichiarando di avere un master alla mia università anche se non era vero. Anche la sua biografia presso l’istituto Bruno Leoni, ora prontamente rimossa, riportava credenziali accademiche molto specifiche e, a quanto mi risulta, false». Giannino ha ammesso lo sbaglio e in una conferenza stampa ha dichiarato: «Se è vero che si vota noi turandosi il naso io me ne vado, mercoledì (20 febbraio) la direzione nazionale di Fare si convocherà per valutare la vicenda, sono disponibile a qualsiasi tipo di soluzione».

La vicenda ha sollevato immediatamente un vespaio a livello mediatico e politico. Oscurando in modo prodigioso i vari scandali Mps, Finmeccanica e compagnia cantante che stanno dando una nota esilarante a questo fine di campagna elettorale. Un piccolo partito, perlopiù ignorato alla faccia della parcondicio, di colpo è finito in prima pagina e in primo piano nelle home page delle maggiori testate ed è stato oggetto di strali da parte dei principali “competitor” elettorali, pronti come squali a gettarsi sulla creatura di Giannino, i cui voti in Lombardia potrebbere avere un peso forse decisivo. In un arguto “buongiorno” Massimo Gramellini ha preso le difese di Giannino non tanto sul fatto in sé, difficilmente difendibile, quanto sul peso effettivo che è stata dato al curriculum taroccato di Giannino rispetto ad altre malversazioni e scandali che il Belpaese ha offerto negli ultimi anni. Ruby nipote di Mubarak secondo la maggioranza dei parlamentari italiani, per esempio. In un editoriale Jacopo Tondelli, direttore de Linkiesta, attribuisce alla vanità e all’egocentrismo di Giannino il peccatuccio veniale di aver voluto imbellettare il proprio Cv con una spolverata di trucco accademico. Le argomentazioni di Gramellini e Tondelli sono certamente condivisibili e drammaticamente sensate in un paese dalla memoria a lungo termine praticamente inesistente e da quella a breve termine eccezionalmente attiva e violenta. Ma forse spostano l’attenzione un po’ troppo sul narcisismo di Oscar Giannino, spiegazione necessaria ma non sufficiente dell’intera questione. Se Gramellini vede in Giannino colui che:”Come milioni di altri italiani davanti alla moglie o a Equitalia, Giannino non inventare completamente la realtà: solo un po’ migliorare. Per lui il master di Chicago essere come fiore all’occhiello delle sue giacche color formigoni: un apostrofo rosa fra le parole «me amare»”. Tondelli, da parte sua, fa notare che: “Sì, la vanità di Oscar – chi lo conosce lo sa – è tanto grande da poter diventare un vezzo, la sfacciataggine di un look unico, e quel tanto di voglia di non accontentarsi del semplice riconoscimento, della voglia di vincere di fronte ad astanti che lo ascoltano come fosse un oracolo quando parla (perché Giannino è veramente ma veramente bravo)”.

Giannino ha sbagliato nel merito. Ma anche nella legittimità. Predicare coerenza, trasparenza e competitività a tutti i livelli e poi finire come l’ultimo degli sprovveduti a gonfiare il proprio curriculum con titoli accademici mai conseguiti è un errore imperdonabile per chi ha sempre fatto dello stile british – non solo delle proprie giacche kitsch – il proprio modello culturale e il proprio credo politico. Se in paesi ritenuti più civili, anche da noi italiani, come Germania e Inghilterra i ministri si dimettono per aver copiato una tesi di dottorato o per aver fatto la spesa con carte di credito statali, e da noi invece condannati in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa siedono in parlamento un motivo ci sarà. Però, per coerenza, se si propone un modello anglo-sassone e poi si finisce per scivolare sulla più classica delle buccie di banane italiane, la bugia ritenuta innocente e benefica, occorre avere il coraggio di metterci la faccia e accettare il proprio destino. Cosa che Giannino ha affermato di voler fare, distinguendosi almeno in questo dalla stragrande maggioranza dei politici tradizionali.

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