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Il simbolo del Movimento 5 stelle (bbepegrillo.it)

Il simbolo del Movimento 5 stelle (beppegrillo.it)

Tutto scorre, diceva Eraclito, collega del nostro caro Aristotele. Quando i padri costituenti italiani si riunirono per ricostruire su salde fondamenta repubblicane una nazione devastata da guerra e dittatura non avrebbero certo pensato che il loro lavoro – fallibile come tutte le gesta umane, ma frutto di sagge e ponderate mediazioni – sarebbe stato messo in questione più di 60 anni dopo da un comico assurto a protagonista della vita politica italiana. Personaggio nato proprio nel 1948, anno di entrata in vigore della nostra Costituzione. In un post del suo popolarissimo blog il tribuno della plebe genovese ha sferrato di recente un attacco diretto e sferzante all’articolo 67 della Costituzione italiana, il quale recita che:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato

Questo articolo della legge fondamentale dello Stato, secondo Grillo, sarebbe per l’eletto una vera e propria garanzia di “libertà preventiva di menzogna“. Nel suo post Grillo così riassume la questione: “Insomma, l’eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno. Per cinque anni il parlamentare vive così in un Eden, in un mondo a parte senza obblighi, senza vincoli, senza dover rispettare gli impegni, impegni del resto liberamente sottoscritti per farsi votare, nessuno lo ha costretto con una pistola alla tempia a farsi inserire nelle liste elettorali”.

Eppure lo stesso Grillo in ben due occasioni, nel 2005 e nel 2010, ha citato l’articolo 67 per avvalorare le proprie tesi. La prima volta per scagliarsi contro Carlo Giovanardi dopo che l’ex Ministro annunciò di essere “dipendente” esclusivamente dai propri elettori. A scanso di spiacevoli equivoci, che potrebbero portare a leggere in questa denuncia delle contraddizioni di Grillo una difesa dell’indifendibile per antonomasia Giovanardi, in quell’occasione aveva naturalmente ragione il comico genovese. Grillo, molto correttamente, obiettava che secondo la particolare visione del ministro: “Il dipendente Giovanardi è un dipendente extra-costituzionale. Non risponde alla nazione ma solo ai suoi elettori”. Con i consueti modi ironici e urticanti, Grillo enfatizzava un assunto che è alla base di qualsiasi democrazia occidentale moderna: l’eletto è eletto in quanto tale da una parte ristretta della popolazione, ma in ogni caso ha il dovere e l’onore di rappresentarla tutta. L’assenza del vincolo di mandato, o mandato imperativo, non è concepita come furbesca copertura di trasformismo e intrallazzi ma come garanzia di libertà e indipendenza del parlamentare che può ragionare, pensare e votare con la propria testa e secondo la propria coscienza. Che poi esistano i Razzi, gli Scilipoti e i De Gregorio è purtroppo uno dei frutti della cosiddetta “etrogenesi dei fini” di cui la politica italiana degli ultimi tempi è sublime incarnazione. Ma i Razzi, gli Scilipoti e i De Gregorio non possono e non devono diventare l’incarnazione del parlamentare tipo: “Ba$ta Ka$ta” sarà uno slogan efficace, però poi occorre saper analizzare la realtà oltre slogan e facili manicheismi.

Quando Beppe Grillo difendeva l'articolo 67

Quando Beppe Grillo difendeva l’articolo 67

In ogni caso, non viene messo in questione il prestigio del Grillo costituzionalista, ma la coerenza del Grillo aspirante leader. Un leader non eletto, per giunta, che però si erge a “megafono” e secondo i più maligni “puparo” dell’esercito dei neo-eletti per il Movimento 5 stelle. Cambiare opinione è lecito e salutare, ed è sintomo di intelligenza, come si suol dire. Eppure lo stesso Grillo, che ultimamente non è proprio un campione della democrazia, nella sbornia post-elettorale non ha perso occasione di attaccare sul suo blog Bersani “morto che parla” e Vendola “two-face” per il loro repentino cambio di opinione riguardo al comico e al movimento pentastellato, diventato improvvisamente un interlocutore rispettabile grazie al 25% dei voti conseguiti. Incoerenti e polticamente cinici Bersani e Vendola a cercare solo ora l’appoggio di Grillo dopo il flop elettorale, ma lo stesso Grillo non è che si possa vantare di essere il nuovo che avanza se poi piega gli eventi e le situazioni a proprio vantaggio. I parlamentari del M5s sono stati eletti certamente anche grazie a lui, ma ora rappresentano tutti gli italiani. Anche – e soprattutto – chi non li ha votati. E sono liberi di votare in libertà. Per giunta è raro che un parlamentare si discosti dalle indicazione del gruppo cui appartiene. Il settarismo e la partigianeria con cui Grillo sta caricando i toni di questo caos post-voto non fanno bene al paese ma nemmeno al movimento stesso, che rischia di essere lacerato dalla lotta tra integralisti grillini (gli integrillisti) e grillini illuminati e più lungimiranti che accetterebbero una mediazione con lo stesso Pd “per il bene del paese”, espressione usata da chiunque ma messa in pratica da ben pochi.

Se Bersani per il Grillo che citava la smorfia napoletana è “47, morto che parla”, riguardo all’assenza del vincolo di mandato Grillo è senza dubbio 67, comico che sbaglia.

Buona terza Repubblica a tutti

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