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L'ex ministro degli Esteri Giulio Terzi, finito nella bufera per il caso Marò

L’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi, finito nella bufera per il caso Marò (euronews.it)

Mi dimetto in disaccordo con la decisione di rimandare i marò in India. Le riserve da me espresse non hanno prodotto alcun effetto e la decisione è stata un’altra. La mia voce è rimasta inascoltata”. Con queste parole Giulio Terzi ha rassegnato le dimissioni da Ministro degli Esteri durante l’audizione alla Camera sul caso “marò”, i due fucilieri di marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre che sono stati arrestati il 15 febbraio 2012 in India, nello stato del Kerala,  accusati di avere ucciso due pescatori mentre lavoravano come scorta sulla petroliera Enrica Lexie.

Una decisione forte quella di Terzi. Che punta il dito contro l’esecutivo guidato da Mario Monti e le alte sfere della diplomazia italiana e la loro scelta di rimandare i due marò in India: «Mi dimetto perchè per 40 anni ho ritenuto e ritengo oggi in maniera ancora più forte che vada salvaguardata l’onorabilità del Paese, delle forze armate e della diplomazia italiana. Mi dimetto perchè solidale con i nostri due marò e con le loro famiglie». Nell’intervento immediatamente seguente il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha preso le distanze dalle valutazioni di Terzi: “Sarebbe facile oggi lasciare la poltrona che comunque a breve lascerò al nuovo ministro che arriverà. Sarebbe no cost, ma non sarebbe giusto e non lo farò”. Di Paola ha aggiunto: “Non abbandonerò la nave in difficoltà”. E ancora: “Per me le istituzioni vengono prima delle emozioni”. Il riferimento a Terzi è palese.

La scelta di Terzi, tuttavia, è molto meno irrazionale di quanto possa sembrare. Politicamente vicino al centro-destra, il Ministro avrà forse fatto due rapidi calcoli. Negli ultimi giorni dell’ormai vituperato governo Monti – abbandonato un po’ vigliaccamente come un figlio indesiderato da tutti,  partiti e organi di stampa che ne hanno a lungo incensato l’operato – e con una stagione politica incertissima alle porte, la cosa migliore che l’animale politico italiano sa fare in certi casi è una sola: capire dove tira il vento e cercare di saltare in tempo utile su un’altra nave in partenza, abbandonando quella che affonda. Non è un caso che immediatamente dopo le dimissioni del Ministro plausi e apprezzamenti siano giunti dai vari Cicchitto, Gasparri e compagnia cantante: sciovinismo se non addirittura nazionalismo strisciante sono sentimenti che ben si sposano con la diatriba diplomatica tra Italia e India, dove l’onore nazionale sembra essere al primo posto rispetto alla giustizia e alla risoluzione di un caso controverso dove, spesso ce lo si dimentica, due pescatori innocenti indiani, Celestine (o Jelestine) Valentine and Ajesh Binki (o Binku), hanno perso la vita.

La vicenda dei due marò, in ogni caso, ha troppi lati oscuri per poter ancora esprimere un giudizio definitivo. C’è chi, da italiano in India, ha provato a far presente che le notizie giunte in Italia fossero alquanto di parte e, soprattutto, poco o per nulla verificate. Ad ogni modo, quello che occorre sottolineare oggi è che Terzi si sia fatto avanti fuori tempo massimo, e che il suo tentativo di salvarsi la faccia utilizzando i due marò (che- colpevoli o meno – non saranno dei martiri ma nemmeno dei criminali di guerra) e il fantoccio del patriottismo istituzionale sia poco onorevole e molto strumentale. Almeno in questo, una storia autentica di politica italiana.

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