Tag

, , , , , , , , , , , ,

Il fungo, emblema dell'esplosione di una bomba nucleare (unita.it)

Il fungo, emblema dell’esplosione di una bomba nucleare (unita.it)

Altro che Corea del Nord, le bombe le abbiamo in casa. Tra Ghedi Torre (Brescia) e Aviano (Pordenone) ci sono 257 kilometri. Nelle basi militari di Ghedi e di Aviano ci sarebbero invece 90 testate nucleari, 40 in Lombardia e 50 in Friuli. Idealmente, una bomba ogni 2 chilometri e mezzo.

Mentre il mondo guarda preoccupato alla Corea del Nord e alle minacce atomiche del suo paffuto dittatore, non tutti sanno che nel Belpaese, attualmente, custodiamo conto terzi diverse decine di bombe atomiche. Questi ordigni appartengono agli Stati Uniti, e l’Italia – in base agli accordi Nato e alle strategie risalenti alla Guerra Fredda – è il paese ospite. Da una parte la potenza egemone che, nonostante l’evoluzione storica che ha portato dal “bipolarismo” al multilateralismo, continua a usare le bombe nella funzione di “deterrenti”, come si diceva nel pieno della contrapposizione con l’Unione Sovietica; dall’altra il paese mediterraneo che, nell’era della globalizzazione non solo economica ma anche militare e strategica, crede importante continuare a far parte degli organi di pianificazione nucleare della Nato, per non restare isolato in Europa.

Tra Italia e Stati Uniti ci sarebbe un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. Recentemente ne è stato rivelato il nome in codice: Stone Ax (Ascia di Pietra). Nel settembre 1991, dopo il crollo del muro di Berlino, il presidente George Bush padre aveva annunciato il ritiro di tutte le testate nucleari montate su missili o su mezzi navali. In dieci anni il numero si è ridotto di circa due terzi, e delle 480 bombe americane attualmente presenti sul suolo europeo un quinto sono in Italia.
Le bombe nucleari in Italia sono di tre modelli: B 61-3, B 61– 4 e B61– 10. La prima ha una potenza massima di 107 chiloton (un chiloton è l’unita di misura degli esplosivi, pari all’esplosione di 1000 chilogrammi di tritolo), dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima, e può essere regolata fino a un minimo di 0,3 chiloton. Il secondo modello ha una potenza massima di 45 chiloton e il terzo di 80 chiloton. Potenzialmente, potrebbero radere al suolo l’intera penisola se fatte esplodere contemporaneamente.

Durante la guerra fredda la strategia nucleare era basata su una scommessa: la “razionalità” dell’avversario in un’eventuale grave crisi tra i due grandi attori mondiali, l’Unione Sovietica e l’America. In sostanza, gli arsenali nucleari erano talmente sproporzionati (nel 1986 il numero di testate nucleari mondiali era 69.580) che il loro utilizzo avrebbe significato la distruzione globale assicurata, ragione per cui si assumeva che nessuna delle parti sarrebbe mai ricorsa all’uso delle armi nucleari. A parte la crisi dei missili di Cuba del 1962, che lasciò il mondo intero col fiato sospeso per tredici, interminabili giorni, questa teoria è stata confermata (finora) dalla storia. Oggi che il numero delle testate è sensibilmente diminuito su scala globale ma i paesi dotate di esse stanno aumentando, il fattore di rischio è potenzialmente maggiore.

Poiché siamo in Italia, poi, il paradosso delle bombe atomiche “ospitate” non deve stupire più di tanto: da paese denuclearizzato (sentimento ribadito a furor di popolo col referendum abrogativo del 12/13 giugno 2011, che ha visto un’affluenza del 57% e un rifiuto al nucleare del 94% dei votanti) non potremmo, secondo il Trattato di Non-Proliferazione nucleare (TNP) del 1968, custodire ordigni per conto di paesi “nucleari”. Lasciandoci in consegna 90 bombe “tattiche” gli americani hanno invece brillantemente applicato il proverbio italiano: fatta la legge, trovato l’inganno. Per quanti ancora vivono nel mito della potenza italiana, che già ai tempi di Mussolini suonava alquanto ridicolo, il caso dei Marò e questa notizia delle bombe americane dovrebbero risultare particolarmente indigesti. Il paese che – secondo questa visione nazionalista – deve fare la voce grossa con l’India per riavere i due fucilieri di marina continua a essere la portaerei americana nel Mediterraneo. Una portaerei con 90 bombe atomiche.

Annunci