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Filippo Penati, ex sindaco di Sesto San Giovanni prima ed ex Presidente della provincia di Milano poi, è ancora alle prese coi suoi guai giudiziari (agi.it)

Verba volant, prescripta manent. Nell’antica Roma le divinità sacre del focolare domestico erano i Lari e i Penati. Nel terzo millennio, nella penisola italica, nei Lari non crede praticamente più nessuno. Riesce ugualmente difficile credere a Penati, che non è una divinità ma un ex politico coinvolto in inchieste giudiziarie. La motivazione addotta da Filippo Penati in merito all’avvenuta prescrizione del reato di concussione a lui imputato ha dell’incredibile:

Non mi ha trovato. Ero impegnato

Il soggetto della prima frase è Matteo Calori, legale difensore dell’ex esponente del Partito Democratico. Nella mattinata di mercoledì 22 maggio l’avvocato Calori era in aula al Tribunale di Monza per rappresentare il suo assistito alla seconda udienza del processo sul ‘Sistema Sesto’, dove Penati era imputato per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Nonostante lo stesso Penati avesse annunciato di recente la sua volontà di seguire le udienze e di difendersi nel processo, non è mai comparso davanti al collegio. Così il tribunale ha dovuto dichiarare l’avvenuta prescrizione per le imputazioni più vecchie, cioè le presunte tangenti incassate per il recupero delle aree Falck e Marelli di Sesto San Giovanni, dove Penati è stato sindaco dal 1994 al 2001.

Penati avrebbe dovuto dichiarare in aula la propria rinuncia alla prescrizione. Ma in aula non c’era. Impegnato a fare altro e quindi impossibilitato a comparire davanti ai giudici, si è affrettato a comunicare alle agenzie di stampa lo stesso ex segretario politico di Pierluigi Bersani con un tempismo, questo sì, perfetto. Aggiungendo: “Stiamo ai fatti e i fatti sono questi: la regola processuale che consente al pm di chiedere la prescrizione del reato prima dell’inizio del processo, come è successo nel mio caso, ha trovato la mia opposizione perché desideravo e desidero il processo su tutte le mie imputazioni. Il tribunale, applicando un’altra norma, ha emesso una sentenza di prescrizione in via unilaterale che impugnerò davanti alla Cassazione perché ritengo che detta sentenza non poteva essere emessa, anche perché non ho mai commesso i reati prescritti, per i quali continuo a chiedere lo svolgimento del processo”.

Vedremo se Penati terrà fede a questo nobile proposito. Nel frattempo, a carico dell’ex presidente della provincia milanese restano in piedi le accuse di corruzione e finanziamento illecito ai partiti relativi alla cosiddetta “operazione Serravalle”: la provincia di Milano aveva acquistato nel 2005 il 15 per cento della società che possiede l’autostrada A7 Milano-Serravalle dall’imprenditore Marcellino Gavio, azionista di minoranza, facendogli incassare in pochissimo tempo una plusvalenza pari a 179 milioni.Ricambiata, secondo l’accusa, con una tangente per Filippo Penati.

 

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