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Silvio Berlusconi commenta la sua prima condanna definitiva

Silvio Berlusconi commenta la sua prima condanna definitiva

Un uomo provato. Nel volto e nelle parole. Nonostante i tanti accorgimenti estetici (chirurgici e cosmetici), tutti i 76 anni di Silvio Berlusconi emergono, forse per la prima volta, in tutta la loro evidenza. Non bastano il solito, impeccabile completo tagliato su misura e la cravatta Marinella. Non inganna la scenografia quirinalizia con bandiera italiana ed europea alla sua destra. Una luce soffusa, quasi crepuscolare, rende gli occhi sottili come due fessure; l’aria sibila tra i denti e il respiro di tanto in tanto va in affanno. Solo qualche rara impennata di tono dà un po’ di verve a quella che sembra più un’orazione funebre che una dichiarazione di resistenza.

Il videomessaggio registrato con cui Silvio Berlusconi ha voluto commentare la sentenza della Corte di Cassazione si inserisce nel solco dei grandi annunci che Sua Emittenza iniziò in quel lontano 1994 con la famosa “discesa in campo”. Ma l’attore principale questa volta non può non risentire dell’avanzare dell’età. Al Cavaliere tocca far fronte alla prima condanna definitiva della sua vita. il mito dell’impunità, uno dei vanti suoi e della sua parte politica, è caduto per sempre, schiantatosi tra le mura del Palazzaccio dove ha sede la Cassazione. L’organo supremo di giudizio ha confermato la condanna in secondo grado per frode fiscale, annullando solo la pena accessoria dell’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici rinviandone la definizione ad un’altra sezione della Corte d’Appello di Milano. In quasi dieci minuti di coinvolto ma dimesso eloquio, l’ex premier esibisce il solito repertorio, diretta emanazione della sua visione del mondo. Lui è il Bene supremo, sceso in campo 20 anni fa per aiutare il paese. Da quel momento una parte di magistratura politicizzata si è accanita per contrastarlo e ostacolarlo nella realizzazione del sogno di quella grande rivoluzione liberale di cui l’Italia necessita da sempre.

Tralasciando le tante “inesattezze”, per usare un eufemismo, con cui Berlusconi ha infarcito il suo discorso (per un fact-checking esaustivo rimandiamo qui) stupisce il fatto che nella narrazione berlusconiana la prima Repubblica, quella del pentapartito, sia rielaborata da colui che ne prese il posto in chiave sostanzialmente positiva. Un sistema di buon governo che “per oltre cinquant’anni” ha gestito il paese. Lo stesso sistema che nel 1994 era maledetto e bollato come malapolitica dall’uomo che si presentava come il nuovo e il puro che avanzava. La magistratura, il mostro dei mostri, è invece accusata di aver voluto spazzare via Craxi e gli altri per favorire l’avvento della dittatura del proletariato che solo grazie a lui e al suo intervento non si è realizzata. Da allora è così iniziata quella “guerra dei vent’anni”, secondo la visione berlusconiana della realtà, che vede l’un contro l’altro armati da una parte l’ala deviata della magistratura, le “toghe rosse”, e dall’altra il martire della libertà. Colui che sprezzante del pericolo ha abbandonato una trionfale carriera imprenditoriale per salvare il paese della minaccia comunista che ancora oggi misteriosamente aleggia. Andarsi a rivedere i conti Fininvest del 1992 e 1993 e confrontarli con quelli di vent’anni dopo smonterebbe anche questo ennesimo falso mito propagandato dal vangelo secondo Silvio. Più che l’amor poté il bilancio, insomma.

E ora, che succede? In un ottimo pezzo uscito sul Corriere Luigi Ferrarella offre un resoconto chiarissimo dei prossimi sviluppi tecnici tra esecuzione della pena, incandidabilità e vita quotdiana del pregiudicato Silvio Berlusconi. Dal punto di vista politico il già traballante governo delle intese potrebbe aver ricevuto lo scossone definitivo. Enrico Letta si sta affannando tra incontri internazionali e conferenze stampe a ribadire come al primo posto ci sia il paese e non i processi di Berlusconi, ma nonostante questo lodevole sforzo il pallino è ancora una volta saldamente in mano al leader del Pdl. Se ormai è certo che non potrebbe ricandidarsi, anche grazie alla tanto vituperata “legge anti-corruzione” del governo Monti, nulla impedisce però a Berlusconi di continuare a esercitare la sua influenza dall’esterno. Un po’ come fa Beppe Grillo per il Movimento 5 stelle. Inoltre se il famoso anno di condanna lo dovesse passare in affidamento ai servizi sociali, quanto potrebbe essere sfruttata l’immagine di un Berlusconi che aiuta ad attraversare la strada ad una arzilla vecchietta (magari di pochi anni più grande di lui), pota qualche siepe o raccatta cartacce in un parco cittadino?

Sarebbe ora di voltare pagina. Il cavaliere – a proposito, il titolo onorifico dovrebbe essere revocato – cerca di resistere insistendo sulla sua bontà di fondo e sulla malvagità altrui. Ma come il protagonista del romanzo di Calvino, l’unica cosa a farlo esistere è la sua forza di volontà amplificata dai suoi organi di informazione e dai suoi “fedeli”. La nostra forza, dopo vent’anni, dovrebbe essere quella di cercare di superare il berlusconismo come spirito del tempo e di non vivere quindi il confronto e la dialettica politica sempre e solo avendo come stella polare la figura e la persona di Silvio Berlusconi. Ci meritiamo di meglio, no?

Buona terza Repubblica a tutti

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